Schweizerischer Gemeindeverband
Association des Communes Suisses
Associazione dei Comuni Svizzeri
Associaziun da las Vischnancas Svizras
Insieme per comuni forti
 
 
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Aree per i nomadi: una migliore cooperazione tra cantoni, comuni e i diretti interessati è un dovere

Sono necessari più luoghi di sosta nonché aree di passaggio e di transito con regole chiare per migliorare le condizioni di vita dei nomadi in Svizzera ed evitare i conflitti. Nel corso di un convegno organizzato a Berna dall’Associazione dei Comuni Svizzeri (ACS) e dalla Fondazione «Un futuro per i nomadi svizzeri» sono stati presentati diversi esempi di buone pratiche che dimostrano che è necessaria una stretta cooperazione tra tutti gli attori.

Negli ultimi anni, in Svizzera il numero di aree di sosta e di transito per i nomadi jenisch, sinti e rom è diminuito. Al momento ci sono 31 aree di transito, ma ne servirebbero 80. Per quanto riguarda le zone che possono essere abitate tutto l’anno, sarebbero necessarie 25 offerte supplementari. Inoltre, esistono solo cinque luoghi di sosta per i gruppi stranieri invece dei dieci a dodici previsti. Lo dimostra l’ultimo rapporto della Fondazione «Un futuro per i nomadi svizzeri». Gli esperti concordano sul fatto che se si creano più posti ufficiali con regole chiare, i conflitti tra nomadi e autorità locali o la popolazione diminuiscono.

Ridefinizione continua della convivenza
La creazione di luoghi di sosta nonché di aree di passaggio e di transito rappresenta una sfida per i comuni. I rapporti con i nomadi sfociano spesso in conflitti e la popolazione ha un atteggiamento fondamentalmente avverso. «I nomadi e le persone con dimora permanente convivono da secoli. Tuttavia, la coesistenza concreta deve sempre essere ridefinita», ha dichiarato il Consigliere di Stato bernese Christoph Neuhaus, presidente della Fondazione «Un futuro per i nomadi svizzeri», in occasione dell’odierno convegno di Berna. «La ricerca di tali luoghi riguarda degli esseri umani, per tale ragione m’impegno in questo ambito.»

I compiti non possono essere semplicemente delegati ai comuni
In occasione del convegno sono stati illustrati gli esempi pratici dei Cantoni Argovia, Zurigo, Vaud e Berna per mostrare come i comuni possano procedere nella pianificazione e nella gestione delle aree di sosta. Tuttavia, questo compito non può essere lasciato solamente ai comuni. «La pianificazione e la gestione dei luoghi riservati ai nomadi non possono essere imposti dall’alto verso il basso. Consentire ai nomadi di vivere il loro stile di vita è un classico compito congiunto di tutti i livelli di governo», ha affermato Hannes Germann, Consigliere agli Stati e presidente dell’ACS. I cantoni e i comuni hanno il dovere di prendere in considerazione le esigenze di spazio dei nomadi per le conseguenti regolamentazione e pianificazione. Sono necessarie regole chiare e la sensibilizzazione della popolazione per ridurre i pregiudizi. Anche per il Consigliere di Stato bernese Neuhaus è chiaro che «molte questioni riguardanti il rapporto con i nomadi possono essere risolte solo in stretta collaborazione con i comuni.» A tale scopo si dovrebbero coinvolgere an-che le organizzazioni degli jenisch, sinti e rom.

Gli uffici cantonali sono importanti interfacce
L’ACS accoglie con favore le iniziative volte all’interconnessione delle amministrazioni comunali provviste di aree di sosta. Lo scambio di esperienze è fondamentale. «Allo stesso tempo, gli uffici cantonali possono dare un sostegno ai comuni per la pianificazione, creazione e gestione delle aree», ha dichiarato Hannes Germann. Gli uffici cantonali sono anche importanti interfacce tra i dipartimenti cantonali, i nomadi e le loro organizzazioni, nonché la popolazione.

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